Dietro le quinte del Palio di Bellusco (motivi per non perderselo). Video e foto.

Privilegio del mestiere di raccontare storie è la possibilità di scostare la tenda, e dare un’occhiata a cosa c’è dietro, poco oltre la realtà che ci scorre sotto gli occhi.

Perciò sia che siate tra le migliaia di spettatori che ogni anno partecipano al Palio dei carri biblici fiorati di Bellusco, sia che non ne abbiate mai sentito parlare, lo sguardo che vi offriamo è proprio quello di un “dietro le quinte”. Un giro dei cantieri, dove prendono forma le magie colorate e luminose che ogni anno sfilano per le strade di questo piccolo paese brianzolo, per capire come nascono e perché. Da cinquant’anni a questa parte.

Scostare la tenda, in questo caso, vuol dire essere travolti per prima cosa da un intenso odore che è insieme di saldatura, di colla, di vernice, di legno. Colpi di martello e fruscio di pennelli e raschiare e tagliare e cucire. Stoffa e ferro, progetti di carta e modellini in scala. Visi anziani e giovanissimi entusiasmi: una laboriosissima squadra di volontari, distribuita nei cinque “quartier generale”.

Il lavoro dura parecchi mesi: si comincia presto con la parte progettuale, che dipende anche da una impegnativa lettura del tema assegnato (quest’anno l’enciclica di Francesco “Amoris laetitia” dedicata alla famiglia) e le sue implicazioni bibliche. La costruzione e l’allestimento invece si concentrano nelle ultime settimane prima della sfilata. Per ultimi arrivano i fiori, a poche ore dalla “messa in strada” dei carri.

Ciascun rione sviluppa con meravigliose architetture, giochi di luce, elementi scenografici, accostamenti di fiori, cura dei costumi, una parte del tema. A essere premiati dalla giuria infatti sono sia la realizzazione che la capacità di trasmettere il messaggio.

A chi volesse sapere quale rappresentano i singoli carri, o conoscere i criteri che ne hanno guidato la progettazione e costruzione suggeriamo la lettura  delle spiegazioni realizzate dai rioni, che si possono trovare a questo link.

Durante il giro dei cantieri, da parte nostra, abbiamo cercato di scovare qual è lo spirito che anima queste decine e decine di persone che trascorrono le ultime sere d’estate in un capannone o sotto un portico, a fare le ore piccole per cucire un abito, per tenere in piedi una struttura (che sorreggerà anche persone in carne e ossa) o dare gli ultimi ritocchi. Crediamo di poter dire che per tutti loro il ricordo di una nuova edizione del palio vada molto al di là del momento della sfilata – certo, il più emozionante – e si componga invece proprio di questo tempo speso insieme per costruire qualcosa di meraviglioso.

Cosa non potete perdervi, secondo noi, dell’edizione 2017: l’architettura allestita dal rione Castello, i dettagli degli abiti di Cantone-S. Nazzaro realizzati dai ragazzini del rione, il gioco di prospettive del rione San Martino-Garibaldi, la pedana girevole di Dante-Camuzzago e le 1018 bottiglie d’acqua che compongono il Nilo del rione Bergamo.

“Una visita – ha detto il sindaco Roberto Invernizzi, invitando tutti ad affollare ancora le strade del suo comune – per conoscere un paese ed una comunità, il suo essere un poco speciale, il suo orgoglio che non è ostinazione ma è consapevolezza dell’importanza della tradizione capace di rinnovarsi, tutti gli anni, con l’impegno di tutti e di ciascuno”.

A questo indirizzo invece il programma completo della sagra e delle sfilate dei Carri biblici fiorati.

Letizia e Max

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